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Global Football Statsbomb Performance Analysis

Quanto spazio si concede in Serie A

9 min Read

In questo articolo utilizziamo i dati di Statsbomb per analizzare quanto spazio le squadre italiane stanno concedendo agli avversari nella stagione 2025/26.

Il calcio di oggi si è allontanato dall’idea della classica partita a scacchi, fatta di attese, riflessioni e ritmi più lenti. Il campo si è trasformato in un ambiente frenetico dove il tempo per pensare è sempre meno e ogni decisione va presa in una frazione di secondo.

Gran parte di questa evoluzione passa per la ricerca dei duelli uomo su uomo, che trasformano il gioco in continui scontri a tutto campo. In questo contesto, come sostiene Luciano Spalletti, la gestione dello spazio non si basa più sulla capacità di trovare l’uomo tra le linee, ma sulla capacità di muoversi tra gli uomini, tra i corpi.

Tuttavia, questa non è l'unica via. Mentre molte squadre esasperano le marcatura a uomo, continuano a esistere idee diverse che, pur accettando l'intensità moderna, cercano soluzioni differenti, meno legate al duello individuale puro e più orientate a coperture di reparto o a una diversa gestione dei flussi di gioco. Questa varietà di approcci rende la lettura dei micro-spazi ancora più complessa.

L’immagine che vedete offre una fotografia del DNA tattico difensivo della Serie A 2025/26. Grazie ai dati di Hudl Statsbomb, possiamo osservare come le squadre italiane interpretano la fase di non possesso, rispondendo a una domanda fondamentale: "Quanto spazio viene concesso all'avversario?"

In altre parole, non viene misurata direttamente l’intensità o la qualità delle pressioni, ma lo spazio e il tempo concesso alla ricezione; si potrebbe dire che fotografa una scelta: quando si accorcia, dove si accorcia, dove si attende. Per valutare quanto spazio viene concesso si misura la distanza media del difensore più vicino quando un giocatore avversario riceve il pallone: se il quadratino in questione è di colore rosso intenso, significa che viene lasciato pochissimo spazio a chi riceve il pallone; se il quadratino è di colore blu intenso, significa che viene lasciato tanto spazio a chi riceve il pallone.

Già a uno primo sguardo si può notare come la Serie A sia un campionato eterogeneo, sicuramente più diversificato negli approcci di quanto si possa pensare - dal momento che spesso lo si accusa di eccessiva uniformità.

Allo stesso tempo, è normale che squadre con ambizioni diverse propongano approcci diversi: le squadre più forti generalmente cercano di avere il dominio delle gare anche attraverso una pressione intensa, mentre le squadre meno attrezzate sono disposte a lasciare più spazio e tempo all’avversario con l’obiettivo di guadagnare compattezza e solidità difensiva. Tuttavia, come vedremo, questa distinzione non è sempre così netta.

Per semplificare, è possibile dividere le squadre in cinque categorie (ma ciascuna categoria potrebbe essere divisa in ulteriori sottocategorie):

• Le squadre che effettuano una pressione immediata e diffusa sull’avversario per ridurre sistematicamente lo spazio concesso con il pallone: Bologna, Como, Roma, Atalanta;
• Le squadre che concedono poco spazio all’avversario sulla costruzione bassa, ma che preferiscono poi compattarsi quando il pallone arriva nella loro metà campo. Tuttavia, questo approccio le rende vulnerabili qualora gli avversari riescano a superare la prima pressione, lasciando più spazio da attaccare alle spalle: Genoa, Inter, Juventus, Napoli, Parma;
• Le squadre che concedono spazio e tempo all’avversario sulla costruzione bassa per poi accentuare aggressività e intensità nella propria metà campo: Cagliari, Fiorentina, Verona;
• Le squadre dall’approccio prevalentemente reattivo, ossia quelle che tendono a concedere spazio e tempo all’avversario in fase di possesso in ogni zona del campo: Milan, Cremonese, Lazio, Pisa, Torino;
• Le squadre ibride che non lasciano indicazioni chiare, o che preferiscono differenziare tra un approccio più proattivo e uno più reattivo in base al lato del campo: Lecce, Sassuolo, Udinese.

Insomma, la Serie A 2025/26 mostra una pluralità di approcci alla fase di non possesso che va oltre gli stereotipi del campionato attendista. Le squadre risolvono in modi diversi lo stesso problema: decidere quanto tempo e spazio concedere all’avversario. Non si tratta di gerarchie di valore, ma di strategie alternative, spesso influenzate dal contesto e dalle caratteristiche della rosa. Questa varietà di approcci non è solo una curiosità tattica, ma racconta di come il calcio italiano si stia evolvendo nel rapporto tra rischio e controllo. La gestione dello spazio, infatti, è sempre anche una gestione del pericolo: è meglio accorciare subito per ridurre il tempo di pensiero dell’avversario, rischiando di esporsi a movimenti alle spalle, oppure è meglio attendere per proteggere la struttura accettando di concedere l’iniziativa?

Queste mappe non vanno ovviamente lette come fotografie statiche, ma come indici di un comportamento ripetuto nel tempo. Alcune squadre mostrano una notevole coerenza indipendentemente dall’avversario, altre variano sensibilmente il proprio approccio a seconda del contesto: punteggio, momento della gara, caratteristiche dell’avversario.

Bologna: L’aggressione sistematica come identità

Il Bologna rappresenta probabilmente il caso più lineare e riconoscibile dell’intero campione. La mappa mostra una riduzione sistematica dello spazio alla ricezione in quasi tutte le zone del campo, segnale di un’idea difensiva che non ammette vere fasi di attesa. Accorciare sull’uomo non è una conseguenza dell’azione avversaria, bensì un prerequisito. Ciò che colpisce non è soltanto l’altezza o l’intensità della pressione, ma la continuità del comportamento: la squadra di Italiano difende corto, difende in avanti e difende, si potrebbe dire, sui corpi. Si aggredisce su ogni ricezione avversaria per ridurre drasticamente il tempo a disposizione. Questo approccio comporta un numero elevato di duelli individuali e un’esposizione costante alle rotazioni avversarie, ma è compensato da una forte coerenza collettiva: la squadra accetta il rischio come parte integrante del modello. In questo senso, i rossoblù incarnano una delle interpretazioni più radicali e moderne della fase di non possesso in Serie A: una squadra che nega sistematicamente tempo e spazio all’avversario come regola identitaria, in maniera simile a come fanno il Como e la Roma.

Le azioni di pressing del Bologna di Italiano, superiori alla media del campionato

Ciononostante, emergono alcune lievi differenze con il Como. La mappa dei lariani mostra una tendenza a togliere tempo all’avversario prima in ampiezza (dove solitamente giocano i terzini avversari, per capirci) e poi al centro del campo; questo accade perché nel 4-2-3-1 disegnato da Fabregas.

Milan: Protezione strutturale e controllo reattivo

le ali effettuano una pressione che orienta verso l’interno del campo, dove c’è maggiore densità di uomini (il trequartista, i due mediani ed eventualmente i due centrali pronti a rompere la linea), e dove quindi è più facile recuperare il pallone. Ne deriva un’aggressività meno individuale e più zonale, orientata a controllare le traiettorie del pallone oltre che a togliere tempo al portatore.

Il Milan invece rientra tra le squadre a prevalente approccio reattivo (l’unica tra quelle in testa alla classifica), con una mappa che mostra una concessione sistematica di spazio e tempo alla ricezione in quasi tutte le zone del campo, esclusa l’area di rigore. La scelta è quella di proteggere la struttura prima di tutto: la difesa rossonera tende a evitare accorciamenti aggressivi lontano dalla propria area, privilegiando la copertura della profondità e il mantenimento delle distanze. L’idea è ridurre il rischio di essere attaccati alle spalle o tra le linee, anche a costo di concedere all’avversario più tempo per gestire il possesso. In questo senso, il Milan rappresenta un modello difensivo che rinuncia a influenzare la prima fase del possesso avversario per concentrarsi sulla difesa delle zone chiave, accettando un gioco più attendista.

Il Milan di Allegri presenta una mappa molto diversa e dimostra che un approccio più attendista può ancora funzionare.

Inter: Pressione per fasi

Tra questi due approcci troviamo squadre che scelgono delle soluzioni più equilibrate (nell’accezione neutra del termine): l’Inter di Chivu vuole togliere tempo e spazio alle squadre avversarie quando queste cercano di costruire dal basso, specialmente nella propria area di rigore, come nelle situazioni di costruzioni dal fondo. Tuttavia, una volta che la prima linea di pressione viene superata, il comportamento cambia in modo netto: il baricentro si abbassa gradualmente, le distanze tra i reparti si riducono e la priorità diventa la protezione della zona centrale piuttosto che il recupero immediato del pallone. La mappa restituisce quindi l’immagine di una squadra che non pressa in modo continuo, ma per soglie: aggressiva all’inizio dell’azione, più posizionale nella fase intermedia, reattiva negli ultimi trenta metri. Un modello flessibile che alterna alta intensità e controllo strutturale, con l’obiettivo di indirizzare il possesso avversario più che inseguirlo.

Il radar del pressing dell’Inter: una squadra comunque molto aggressiva.

Discorso simile per il Napoli di Conte, che rispetto all’Inter si dimostra estremamente aggressiva in tutta la metà campo offensiva, per poi gradualmente concedere più tempo all’avversario all’abbassarsi della linea difensiva.

Cagliari e Verona: Aggressione differita

Il Cagliari di Pisacane e il Verona di Zanetti (ora in mano a Sammarco) si comportano invece in maniera opposta ai nerazzurri: entrambe concedono deliberatamente tempo e spazio nelle prime fasi dell’azione avversaria, evitando di salire in pressione alta per non rompere la propria struttura. Le rispettive mappe mostrano infatti una maggiore permissività nella metà campo offensiva degli avversari, seguita da un netto cambio di comportamento una volta che il pallone entra stabilmente nella propria metà campo.

Nel caso del Cagliari di Pisacane, questa scelta si traduce in un blocco medio-basso molto ordinato, che privilegia la protezione del centro e delle linee di passaggio verticali. L’aggressione vera e propria scatta solo quando l’avversario riceve tra le linee o orienta il controllo verso la porta: è in quel momento che i centrocampisti accorciano con decisione e gli esterni stringono dentro il campo, trasformando una fase apparentemente passiva in una pressione improvvisa e collettiva. L’obiettivo non è recuperare immediatamente palla, ma rallentare l’azione, costringere al passaggio laterale e guadagnare tempo per ricompattarsi.

Nel Verona invece si può notare anche una leggera preferenza per la pressione alta sul lato destro del campo, probabilmente la zona del campo dove si cerca di orientare il possesso avversario in virtù della presenza di giocatori più dotati per quanto riguarda angoli di pressione, intensità nei contrasti e capacità di andare al duello.

Lazio: Orientamento alla palla e trigger codificati

Una squadra diversa dalle altre, e per questo particolarmente interessante, è la Lazio di Sarri, che concede tempo all’avversario in ogni zona del campo. Questo è dovuto al fatto che i biancocelesti attuano un approccio non orientato sull’uomo, bensì sulla palla. Non è quindi un caso che la Lazio si classifichi all’ultimo posto per PPDA, ossia i passaggi concessi all’avversario prima di effettuare un’azione difensiva, perché l’idea è quella di far partire la pressione esclusivamente all’innescarsi di trigger molto precisi e codificati.

Il dato fornito da Hudl Statsbomb offre quindi una chiave di lettura che sposta l’attenzione della pressione dal quanto al come e dove. Da questo punto di vista, la Serie A 2025/26 mostra una varietà di interpretazioni in cui non esiste una soluzione unica, ma una continua negoziazione tra rischio e controllo. In definitiva, difendere oggi non significa semplicemente abbassarsi o pressare, ma decidere con precisione quanto tempo concedere e dove concederlo. È spesso in questa decisione che si gioca nel calcio di oggi il confine tra vittoria e sconfitta.

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