In questo articolo utilizziamo i dati di Statsbomb per analizzare quanto spazio le squadre italiane stanno concedendo agli avversari nella stagione 2025/26.
Il calcio di oggi si è allontanato dall’idea della classica partita a scacchi, fatta di attese, riflessioni e ritmi più lenti. Il campo si è trasformato in un ambiente frenetico dove il tempo per pensare è sempre meno e ogni decisione va presa in una frazione di secondo.
Gran parte di questa evoluzione passa per la ricerca dei duelli uomo su uomo, che trasformano il gioco in continui scontri a tutto campo. In questo contesto, come sostiene Luciano Spalletti, la gestione dello spazio non si basa più sulla capacità di trovare l’uomo tra le linee, ma sulla capacità di muoversi tra gli uomini, tra i corpi.
Tuttavia, questa non è l'unica via. Mentre molte squadre esasperano le marcatura a uomo, continuano a esistere idee diverse che, pur accettando l'intensità moderna, cercano soluzioni differenti, meno legate al duello individuale puro e più orientate a coperture di reparto o a una diversa gestione dei flussi di gioco. Questa varietà di approcci rende la lettura dei micro-spazi ancora più complessa.
L’immagine che vedete offre una fotografia del DNA tattico difensivo della Serie A 2025/26. Grazie ai dati di Hudl Statsbomb, possiamo osservare come le squadre italiane interpretano la fase di non possesso, rispondendo a una domanda fondamentale: "Quanto spazio viene concesso all'avversario?"
In altre parole, non viene misurata direttamente l’intensità o la qualità delle pressioni, ma lo spazio e il tempo concesso alla ricezione; si potrebbe dire che fotografa una scelta: quando si accorcia, dove si accorcia, dove si attende. Per valutare quanto spazio viene concesso si misura la distanza media del difensore più vicino quando un giocatore avversario riceve il pallone: se il quadratino in questione è di colore rosso intenso, significa che viene lasciato pochissimo spazio a chi riceve il pallone; se il quadratino è di colore blu intenso, significa che viene lasciato tanto spazio a chi riceve il pallone.
Bologna: L’aggressione sistematica come identità
Il Bologna rappresenta probabilmente il caso più lineare e riconoscibile dell’intero campione. La mappa mostra una riduzione sistematica dello spazio alla ricezione in quasi tutte le zone del campo, segnale di un’idea difensiva che non ammette vere fasi di attesa. Accorciare sull’uomo non è una conseguenza dell’azione avversaria, bensì un prerequisito. Ciò che colpisce non è soltanto l’altezza o l’intensità della pressione, ma la continuità del comportamento: la squadra di Italiano difende corto, difende in avanti e difende, si potrebbe dire, sui corpi. Si aggredisce su ogni ricezione avversaria per ridurre drasticamente il tempo a disposizione. Questo approccio comporta un numero elevato di duelli individuali e un’esposizione costante alle rotazioni avversarie, ma è compensato da una forte coerenza collettiva: la squadra accetta il rischio come parte integrante del modello. In questo senso, i rossoblù incarnano una delle interpretazioni più radicali e moderne della fase di non possesso in Serie A: una squadra che nega sistematicamente tempo e spazio all’avversario come regola identitaria, in maniera simile a come fanno il Como e la Roma.
Ciononostante, emergono alcune lievi differenze con il Como. La mappa dei lariani mostra una tendenza a togliere tempo all’avversario prima in ampiezza (dove solitamente giocano i terzini avversari, per capirci) e poi al centro del campo; questo accade perché nel 4-2-3-1 disegnato da Fabregas.
Milan: Protezione strutturale e controllo reattivo
le ali effettuano una pressione che orienta verso l’interno del campo, dove c’è maggiore densità di uomini (il trequartista, i due mediani ed eventualmente i due centrali pronti a rompere la linea), e dove quindi è più facile recuperare il pallone. Ne deriva un’aggressività meno individuale e più zonale, orientata a controllare le traiettorie del pallone oltre che a togliere tempo al portatore.
Il Milan invece rientra tra le squadre a prevalente approccio reattivo (l’unica tra quelle in testa alla classifica), con una mappa che mostra una concessione sistematica di spazio e tempo alla ricezione in quasi tutte le zone del campo, esclusa l’area di rigore. La scelta è quella di proteggere la struttura prima di tutto: la difesa rossonera tende a evitare accorciamenti aggressivi lontano dalla propria area, privilegiando la copertura della profondità e il mantenimento delle distanze. L’idea è ridurre il rischio di essere attaccati alle spalle o tra le linee, anche a costo di concedere all’avversario più tempo per gestire il possesso. In questo senso, il Milan rappresenta un modello difensivo che rinuncia a influenzare la prima fase del possesso avversario per concentrarsi sulla difesa delle zone chiave, accettando un gioco più attendista.
Inter: Pressione per fasi
Tra questi due approcci troviamo squadre che scelgono delle soluzioni più equilibrate (nell’accezione neutra del termine): l’Inter di Chivu vuole togliere tempo e spazio alle squadre avversarie quando queste cercano di costruire dal basso, specialmente nella propria area di rigore, come nelle situazioni di costruzioni dal fondo. Tuttavia, una volta che la prima linea di pressione viene superata, il comportamento cambia in modo netto: il baricentro si abbassa gradualmente, le distanze tra i reparti si riducono e la priorità diventa la protezione della zona centrale piuttosto che il recupero immediato del pallone. La mappa restituisce quindi l’immagine di una squadra che non pressa in modo continuo, ma per soglie: aggressiva all’inizio dell’azione, più posizionale nella fase intermedia, reattiva negli ultimi trenta metri. Un modello flessibile che alterna alta intensità e controllo strutturale, con l’obiettivo di indirizzare il possesso avversario più che inseguirlo.
Il dato fornito da Hudl Statsbomb offre quindi una chiave di lettura che sposta l’attenzione della pressione dal quanto al come e dove. Da questo punto di vista, la Serie A 2025/26 mostra una varietà di interpretazioni in cui non esiste una soluzione unica, ma una continua negoziazione tra rischio e controllo. In definitiva, difendere oggi non significa semplicemente abbassarsi o pressare, ma decidere con precisione quanto tempo concedere e dove concederlo. È spesso in questa decisione che si gioca nel calcio di oggi il confine tra vittoria e sconfitta.
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